Per capire se conviene spegnere il riscaldamento quando esci, devi partire da due dati concreti: quanto isola la tua casa e per quante ore resti fuori. La risposta non è uguale per tutti, ma una cosa è certa: lasciare i termosifoni sempre accesi “tanto al minimo” è, nel 2026, quasi sempre una spesa inutile con i costi del gas e dell’energia attuali.
Quando spegnerlo davvero ti fa risparmiare (e quando no)
Se vivi in un appartamento ben isolato, con doppi vetri e senza grossi spifferi, il calore si disperde lentamente. In questo caso, se esci per più di 4–5 ore, spegnere del tutto il riscaldamento o abbassarlo parecchio conviene quasi sempre: la casa si raffredderà poco e il sistema non dovrà lavorare “da zero”.
In abitazioni vecchie, con muri freddi e infissi datati, la dispersione è più rapida. Qui la strategia migliore è non tenerlo fisso alla stessa temperatura, ma usare un cronotermostato: mentre sei fuori, imposti una temperatura più bassa (ad esempio 16–17 °C), poi fai partire il riscaldamento 30–60 minuti prima del tuo rientro. Così eviti il gelo totale e, allo stesso tempo, non paghi ore di calore sprecato.
Per chi sta via tutto il giorno (8–10 ore), la regola pratica è chiara: spegnere o quasi spegnere conviene nella maggior parte dei casi. Il consumo per riportare la casa da 16 a 20 °C è, di norma, inferiore rispetto a quello di un impianto che rimane acceso tutto il giorno anche al minimo.
Ecco i “dos and don’ts” veloci da tenere a mente:
- Non lasciare mai i termosifoni accesi alla stessa temperatura tutto il giorno se la casa resta vuota.
- Non scendere sotto i 15 °C in case molto umide: rischi muffe e condensa.
- Sfrutta il cronotermostato: è la chiave per far lavorare la caldaia solo quando serve.
- Chiudi le stanze inutilizzate e abbassa le valvole: scaldi meno metri quadrati e consumi meno.
La strategia pratica stanza per stanza (senza patire freddo)
La gestione intelligente parte dal termometro: tieni d’occhio la temperatura reale, non solo la sensazione. In zona giorno e camere, punta a 19–20 °C quando sei in casa; quando esci, porta il setpoint a 16–17 °C, invece di lasciare tutto invariato. Se hai una pompa di calore, lavora meglio con variazioni morbide, quindi evita salti estremi ma riduci comunque quando non ci sei.
Nelle stanze che usi poco, chiudi la porta e regola le valvole termostatiche su 1 o 2: mantieni un minimo di tepore per evitare umidità, senza sprecare energia. In bagno puoi concederti 21 °C solo negli orari d’uso, programmando l’accensione poco prima della doccia e lo spegnimento subito dopo.
Per rendere efficace questa strategia, ti aiutano pochi accorgimenti mirati:
- Cronotermostato programmabile: imposta fasce orarie e temperature diverse per presenza/assenza.
- Guarnizioni per infissi: riducono gli spifferi e fanno durare di più il calore accumulato.
- Valvole termostatiche sui termosifoni: modulano stanza per stanza senza toccare la caldaia.
- Tende pesanti e tappeti: limitano le dispersioni da vetri e pavimenti freddi.
Usa la prima settimana come “fase test”: annota orari di uscita e rientro, imposta il riscaldamento perché si abbassi quando non ci sei e si rialzi poco prima che torni qualcuno. Se rientri e senti freddo, anticipa l’accensione di 30 minuti; se trovi la casa già troppo calda, posticipala. Dopo pochi giorni avrai trovato il tuo equilibrio ideale tra comfort e risparmio, con un impatto concreto sulla bolletta di gas o energia.
