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Quando tornerà Hubble operativo: il vero segreto è che non esiste una sola data

Quando tornerà Hubble operativo: il vero segreto è che non esiste una sola data

Nelle ultime settimane molti si chiedono se Hubble sia “finito” e quando tornerà davvero a funzionare come prima. La verità è che parlare di un’unica data di rientro è fuorviante: un telescopio spaziale di 36 anni, con componenti ormai oltre la vita di progetto, non si “accende” o “spegne” come un elettrodomestico. Rientra in servizio a fasi, strumento per strumento, modalità per modalità.

Perché tutti chiedono una data (e perché la NASA non può darla)

Negli ultimi mesi alcuni problemi ai giroscopi, i sensori che dicono a Hubble dove sta puntando, hanno costretto la NASA a passarlo più volte in safe mode, la modalità di sicurezza che sospende le osservazioni. Da qui l’ansia: “Quando torna operativo? Domani? Tra un mese? Mai più?”.

In realtà gli ingegneri lavorano su più scenari paralleli. Da un lato cercano di “rianimare” i giroscopi ancora funzionanti con nuovi algoritmi di controllo; dall’altro preparano modalità di osservazione degradate ma scientificamente utili, che usano meno sensori e richiedono tempi di puntamento più lunghi. Ogni passo che riesce aggiunge un pezzo di funzionalità, non un ritorno totale dall’oggi al domani.

Per questo la NASA comunica spesso date come “non prima di” per la ripresa delle osservazioni, sapendo già che potrebbero cambiare. Sono finestre temporali, non promesse scolpite nella pietra.

I punti chiave che rendono ingannevole “una sola data”

  • Hubble ha strumenti diversi (ottici, UV, infrarossi) che possono tornare operativi in momenti separati.
  • Le modalità di osservazione possono essere limitate in precisione o velocità, pur restando scientificamente valide.
  • Ogni nuovo test può risolvere un problema ma crearne un altro, costringendo a ricalibrazioni.
  • Le decisioni finali tengono conto anche di priorità scientifiche e costi operativi, non solo di fattibilità tecnica.

Come rientra davvero in servizio un telescopio anziano come Hubble

Quando Hubble va in safe mode, non è “morto”: è in una sorta di ibernazione controllata. I tecnici a terra scaricano i dati di telemetria, analizzano ogni anomalia e preparano una sequenza di comandi per riportarlo gradualmente all’osservazione. Questo processo richiede giorni o settimane, a seconda della gravità del guasto.

Prima si testano i sottosistemi più critici, come alimentazione ed elettronica di bordo, poi si passa al controllo d’assetto e infine agli strumenti scientifici. Ogni passaggio viene eseguito con estrema cautela, perché un comando sbagliato, a 500 km di quota, non si può correggere con una passeggiata spaziale come negli anni ’90 e 2000. Per ridurre il rischio, la NASA spesso preferisce accettare prestazioni ridotte pur di prolungare la vita del telescopio.

In questo contesto, parlare di “data di rientro” ha senso solo se si specifica “rientro a quale livello?”: piena operatività come nel 2010, o capacità limitata ma ancora preziosa per studi su esopianeti, galassie lontane e supernove?

Perché una timeline realistica è fatta di tappe, non di un giorno X

Per capire cosa aspettarsi da Hubble in questo 2026, conviene ragionare per tappe. Una sequenza plausibile, basata sul comportamento degli ultimi anni, assomiglia più a una progressione modulare che a un singolo traguardo finale.

Fase Cosa significa davvero per Hubble
Uscita dal safe mode Il telescopio è stabile e risponde ai comandi, ma non sta ancora facendo scienza.
Test di puntamento Si verificano giroscopi e ruote di reazione; alcune aree del cielo possono restare off-limits.
Ripresa parziale delle osservazioni Alcuni strumenti tornano attivi, con programmi scientifici selezionati e limiti operativi.
Operatività “di routine” Il flusso di dati è continuo, ma con compromessi stabili rispetto alle prestazioni degli anni passati.

La vera domanda, allora, non è “quando rientrerà Hubble?”, ma “per quanto tempo ancora produrrà dati utili, e con quali compromessi?”. La NASA punta a farlo lavorare in parallelo con il James Webb finché i sistemi di bordo lo permetteranno, accettando che ogni “rientro” sia in realtà l’inizio di una nuova fase, un po’ più fragile ma ancora scientificamente feconda.

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Antonio Perrone

Antonio Perrone

Sono Antonio Perrone. Sono un appassionato di vita pratica e benessere. Condivido strategie collaudate per migliorare la quotidianità: dalla cura della casa e dell'orto al tuo stile di vita ideale. Il mio obiettivo? Aiutarti a vivere meglio con soluzioni semplici ed efficaci.